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Category Archives for Percorsi enoturismo

Cantina Le Marchesine: 110 anni nel cuore della Franciacorta

110 anni di vino.

Questo è il tempo investito dalla famiglia Biatta a creare dei vini eccezionali. 


Il primo passo da compiere, e ce lo spiega bene l’attuale capostipite che ci accoglie in cantina, il Sig. Loris, è quello di studiare, dal punto di vista geologico, il terreno. Una volta compreso quale mineralità dare al vino si studiano degli innesti le cui radici possano assorbire il minerale prescelto. 

Ogni tipo di vigna ha il suo portainnesto che raggiunge un certo tipo di mineralità, per questo motivo ogni vino prodotto dalla famiglia Biatta ha un sapore diverso dall’altro. 

selezioni_vini_franciacorta_le_marchesine

Cantina Le Marchesine

Man mano che parliamo, scendiamo in cantina e ci accorgiamo immediatamente dello spazio ristretto. Ad oggi ci sono un milione e settecento mila bottiglie in cantina, per questo motivo la cantina ha affrontato un investimento importante che l’anno prossimo stravolgerà l’aspetto della tenuta. Purtroppo abbiamo visto solo l’avanzamento lavori, ma vi assicuriamo che abbiamo già prenotato la nostra visita per l’anno prossimo perché non vediamo l’ora di vedere tutto finito!

La differenza dell’azienda agricola Le Marchesine con tante altre cantine delle Franciacorta è quella di essere un’azienda famigliare. 

Tutto è deciso dalla famiglia che si riunisce per pranzare insieme la domenica. 

Degustazione vini Le Marchesine Franciacorta

Questa clima genuino continua durante il nostro momento degustazione, quando insieme a Loris scegliamo le bottiglie per la nostra selezione. 

Noi ci siamo innamorati dei loro prodotti grazie a un piacevole aperitivo durante un matrimonio a base del loro Extra Brut. All’interno della loro gamma, dopo Brut ed Extra Brut, sono tutti millesimi, scelta che denota quanto per loro sia fondamentale la qualità. 

Il loro obiettivo è quello è quello di creare sempre un Franciacorta elegante, fresco, piacevole alla beva, rispettando le materie prime donate dal territorio unite alle moderne tecnologie. 

Tra i tre top, troviamo anche un dosaggio zero e un riserva. 

La selezione di AMANTIDIVINO

Partiamo con la cuvée base della cantina e assaggiamo l’Extra Brut.

Franciacorta Brut “non dosato”, 70% Chardonnay, 20% Pinto Nero e 10% Pinot Bianco. 

Un dosaggio zero, il residuo zuccherino è di 1gr e 80. La prima cosa che si nota è la facilità di beva di questo prodotto e una forte eleganza e finezza.

Questa eleganza sarà il filo conduttore di tutta la degustazione. 

Continuiamo infatti con il Satèn Millesimato, 100% Chardonnay.

La seconda fermentazione avviene con una spumantizzazione con 15 gr/litro, bollicina fine, elegante, bella. 

selezioni_vini_franciacorta_le_marchesine

C’è chi, mentre seguiva la visita sul nostro canale Instagram, lo ha definito SPAZIALE. 

Come dargli torto? 

Passiamo al Rosé Brut Millesimato, 50% Pinot Nero e 50% Chardonnay. Il suo colore delicato è dovuto infatti alla maturazione delle bucce “a cappello sommerso” e la fermentazione avviene in vasche di acciaio inox con lieviti indigeni. 

In bocca si sente in modo particolare l’amalgama perfetta tra le due uve, al naso profumi di frutti di bosco e una forte mineralità in parte alla lingua. Una volta deglutito, ritorna la struttura e il corpo del pinot nero. 

Un Rosé che ci ha lasciato decisamente senza parole. 

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LA SELEZIONE LE MARCHESINE

Non abbiamo voluto andarcene senza assaggiare però una bottiglia davvero speciale, il Secolo Novo 2011. Un vino che ha 7 anni di invecchiamento sui lieviti, 100% Chardonnay. Il vigneto si trova sul colle della Santissima a Gussago. 

Vincitore del premio miglior spumante d’Italia con il 2005. 

La prima cosa che colpisce di questo vino è sicuramente il colore, un giallo carico con riflessi verdolini che porta con sé un aroma complesso ed elegante al tempo stesso. 

I vini de Le Marchesine non subiscono la fermentazione malolattica ed anche per questo motivo questi vini sono freschissimi.

Noi del Secolo Novo ci siamo innamorati, ma non solo. 

[Per questo motivo alla nostra principale selezione composta da Extra Brut, Satèn e Rosé è possibile aggiungere una bottiglia di Secolo Novo raddoppiando le bottiglie principali 3+2 ( un Rosè ed un Saten)+1]

Abbiamo salutato la famiglia Biatta e dentro di noi abbiamo sentito di aver compreso appieno lo slogan che accoglie l’ospite all’entrata della cantina:

Le Marchesine, l’arte di creare l’eccellenza

Compila il form e ricevi tutte le informazioni per avere la selezione Le Marchesine direttamente a casa tua.

La selezione di vini scelta da Amantidivino rispecchia perfettamente la filosofia della cantina Le Marchesine e il suo territorio : La Franciacorta. 

Prezzo: 59 Euro tutto compreso !

-Una bottiglia di Extra Brut

-Una bottiglia di Satèn Millesimato

- Una bottiglia di Rosè Brut MIllesimato 

- Spedizione

( come da descrizione in video e nell'articolo qui sopra) 

Per avere il Secolo Novo scrivici, posta @ amantidivino.it

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Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Passirano (BS)
  • Tipologia vini: Franciacorta
  • Degustazione: nelle sale adibite e solo su prenotazione
  • Cucina: No. 
  • Shop: all'interno della corte

La cantina sta facendo dei lavori di ampliamento quindi nel 2020 alcune informazioni possono variare.

Villa Acquaviva: week-end di relax in winery toscana.

Siamo stati a Villa Acquaviva, nel bel mezzo della Maremma Toscana una zona geografica nella parte meridionale della Toscana e, in particolare, nel territorio di Grossetto. 

Acquaviva era parte di una tenuta gigantesca di 34 mila ettari della famiglia Ciacci. 

La nostra visita parte dalla stanza dove per diversi anni i genitori di Fabrizio hanno prodotto il vino, che all’inizio era per loro e i loro amici. 

Villa Acquaviva: un po' di storia

Il padre e la madre decidono di trasferirsi ad Acquaviva perché facevano gli agricoltori e cercavano un posto dove continuare questo lavoro in autonomia dalla famiglia. 

Seguivano completamente il processo di produzione del vino, come oggi, anche se è ovviamente cambiato il modo di produrlo, grazie a quello che hanno imparato negli anni e grazie all’ingresso di Fabrizio e suo fratello che sentono Acquaviva come una sorella. 

Quando decidono di produrre il vino per “lavoro”?

Nell’85 la mamma, Valentina, decide di aprire le prime camere per ospitare i visitatori e proprio loro hanno dato la spinta a fare il vino. Cercavano infatti prodotti locali e Serafino, il babbo, ha deciso di vendere il vino a tutti, non solo ad amici e parenti, e lo fa per la prima volta nell’86. 

Gradualmente ha smesso di vendere le proprie uve alle cantine locali e ha iniziato ad usarle tutte per produrre il proprio vino. Inizialmente avevano vigneti solo a bacca bianca, successivamente hanno iniziato ad affittare dei vigneti a bacca nera e piano piano hanno iniziato ad impiantare attuando una vera e propri a conversione dell’azienda a produzione vitivinicola. 

Oggi ci sono 16 ettari di vigneto.

Villa Acquaviva: il territorio

Proseguendo nella visita, ci spostiamo su una collina con una visuale ampissima su tutta la vallata. La zona arriva al confine con il Senese, c’è il Monte Amiata a Nord, a destra la zona del Montalcino, a sinistra la zona del Montecucco e dietro Scansano e tutta la zona del mare. 

L’azienda si trova a 20 km dal mare quindi è sempre ventilato, vento marino che lascia tutto abbastanza asciutto.L’umidità è rara, c’è un clima mite, secco e temperature medio alte.

Quali sono gli elementi più importanti per un buon vino?

Oltre al clima, per il vigneto quello che è fondamentale è la luce, che c’è molto più a lungo del sole. Il sole è necessario, ma è la luce che permette lo sviluppo della vite. 

Ci vuole il terreno, che nello specifico è argilloso misto a travertino. 

Queste sono le variabili che permettono all’azienda di avere un prodotto ottimo dal principio che permette loro di lavorarlo poco in modo che il corpo che lo andrà ad assimilare avrà un prodotto meno raffinato chimicamente. 

Tutte queste variabili sono doni del territorio e il prodotto deve rispettare questo territorio. 

Una volta superate le vigne, camminando nella tenuta, andiamo a visitare la nuova cantina. 

Qui si trova un piano di promozione dove si possono fare meeting, workshop, b2b, matrimoni e compleanni. Unica condizione: consumare il loro vino. 

Scendendo troviamo la cantina che viene utilizzato oggi, completamente disegnata da Serafino, così come il ristorante e le camere (che infine sono state arredate da Valentina). 

Tutte le botti di acciaio hanno un termoregolatore, si lavora sul vino agendo principalmente sulla temperatura che ha permesso di abbattere del circa 90% l’uso di prodotti chimici aggiunti. 

Vini e degustazione

Per la degustazione abbiamo potuto assaggiare tutti i vini prodotti dell’azienda, ne riprendiamo alcuni, per noi i più significativi. Per la spiegazione completa puoi guardare il video ( dal minuto 5 circa), Fabrizio li spiega in modo coinvolgente e completo.


Siamo partiti dal Biancospino, il vino di Serafino. 

Chiamato così perché è il vino senza il quale non può stare il babbo di Fabrizio. 

Le uve sono Trebbiano, Malvasia, Verdello e Sauvignon. Un vino estivo, un vino fresco. 

L’origine del nome è singolare, infatti Il motivo per il nome è che il fiore del biancospino aveva il mix di colori bianco e giallo simili a quello che aveva il vino. Anche il colore di questo prodotto ricorda quello che si vedeva in natura.

Inizialmente nel bicchiere c’è poco colore, ma avvicinandolo allo sguardo si ritrova la sfumatura gialla tipica del vino bianco. 

La selezione di Amantidivino scelta per te.

Riprendiamo i vini che abbiamo scelto per la nostra selezione e che potrete acquistare ad un prezzo speciale:

Acquaviva è il primo vino, oltre al Biancospino, che veniva prodotto dall’azienda. 

Vinificato a fine settembre presenta un colore giallo paglierino, in bocca è pieno ed acido. Le uva sono Trebbiano, Chardonnay, Verdello, Malvasia e Vermentino. E’ un vino da tutto pasto, particolarmente indicato con pesce e carne. 

Tutti Santi è un vino particolare, un vino che stupisce. Un vino "bianco" che quando viene versato nel bicchiere lascia un po’ a bocca aperta. 

Le uve sono Trebbiano principalmente e basse percentuali di Malvasia e Verdello. 

Il colore deriva dalla vendemmia tardiva di fine ottobre, inizio novembre. E’ un vino  alcolico con un carattere distinto. 

L'incredibile colore di questo fantastico vino! Non perderti il resto nel video!

Infine Nero, il Morellino di Scansano DOCG.

Questo vino ha l’obbligo di avere almeno l’85% di San Giovese che ad Acquaviva viene integrato con Alicante, Malavasia e Syrah. Il blend viene fatto per bilanciare le mancanze del San Giovese che ha un colore un po’ spento, e non ha intensità di profumi come Merlot o Cabernet. Ha un grande carattere, tannino e longevità ma bisognerebbe sempre lavorarla. Non usando il chimico ma utilizzando uve con caratteristiche diverse producono un vino con un affinamento migliore. 


Compila il form per ricevere tutte le informazioni e ricevere la selezione dei tre vini direttamente a casa tua.

La selezione di vini scelta da Amantidivino rispecchia alla perfezione il territorio di Villa Acquaviva. 

Prezzo: 47 Euro tutto compreso !


Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Montemerano Località Acquaviva, Saturnia  (GR)
  • Tipologia vini: Morellino, Maremma Toscana DOC
  • Degustazione: nelle sale adibite e solo su prenotazione
  • Cucina: All'interno della villa c'è il Ristorante la Limonaia gestito dalla famiglia.
  • Shop: all'interno della corte

Cantina Antonelli, visita e degustazione a Montefalco

La nostra gita in Umbria non poteva non iniziare con la visita ad una cantina e nello specifico abbiamo scelto Cantina Antonelli a Montefalco

La giornata uggiosa purtroppo non ci ha permesso di visitare i vigneti, siamo riusciti lo stesso, con la guida del Sig. Antonelli, a immedesimarci in una bellissima atmosfera e a visitare la cantina con un’ottima degustazione. 

Cantina Antonelli Montefalco

Le vigne sono impiantate sulle parti alte dei versanti collinari e i terreni, argillosi e calcarei, hanno diverse origini geologiche: ciò permette di avere svariate sfumature nei vini. 

A bacca rossa vengono coltivati soprattutto Sagrantino e San Giovese ma anche Montepulciano, Merlot e Cabernet Sauvignon. A bacca bianca invece il Grechetto e il Trebbiano Spoletino. 

Il comune di Montefalco è una parte del territorio che compone la zona geografica della Montefalco DOC, insieme a una parte dei comuni di Bevagna, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo e Castel Ritardi. 

In realtà ad essere precisi, una parte del territorio di Montefalco e Castel Ritardi rientrano anche nella DOC Spoleto, questa appartenenza è usata per produrre il Trebbiano Spoletino

L’azienda Antonelli è di proprietà della famiglia dal 1981 e la tenuta è appartenuta dal XIII al XIX secolo al vescovo di Spoleto. 

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cantina_antonelli_montefalco

Dopo aver goduto della vista mozzafiato che si ha dalla terrazza che guarda i monti, prendiamo un ascensore per iniziare la visita in cantina. Dobbiamo prendere l’ascensore perché scendiamo sotto terra, il locale per la fermentazione del vino è infatti sotterraneo. 

Esattamente al centro della proprietà, sotto l’antica casa padronale, troviamo la cantina

La vinificazione avviene per gravità, ciò evita l’uso delle pompe consentendo di mantenere l’integrità delle bucce, accorgimento qualitativo importantissimo per le uve del territorio, cioè del Sagrantino ricco di polifenoli, soprattutto tannini. 

Inoltre, la cantina sotto terra permette di avere ampi spazi che non impattano sull’ambiente circostante e mantiene il vino ad una temperatura naturalmente fresca. 

Vinificano solo uve di produzione propria e adottano un’agricoltura biologica.

Oltre alle classiche cisterne in acciaio e alle classiche vasche in cemento troviamo alcuni vasi in cemento non vetrificati, un nuovo cemento poroso come la ceramica, e troviamo anche delle anfore: la cantina sta sperimentando nuove modalità di vinificazione perché ha una forte tensione verso la ricerca e l’innovazione. 

Il ciclo produttivo termina all’interno della cantina, vengono fatti qui anche l’imbottigliamento e l’etichettatura. 

barricaia_cantina_antonelli

Dopo questo tour, siamo stati accolti all’interno del loro wine shop e abbiamo iniziato la degustazione dei loro vini con Marco. 

Cantina Antonelli, degustazioni vini Montefalco

Abbiamo cominciato con il Grechetto DOC Montefalco, Grechetto 100% vinificato in acciaio. 

Questo vino, come tutti gli altri, è un vino biologico. La cantina infatti avvia la conversione al biologico nel 2009 ed ottiene la certificazione dopo i tre anni di controllo, quindi tutti i vini dall’annata 2012 sono certificati BIO. 

Passiamo a un Trebbiano Spoletino. Il vino si chiama Anteprima Tonda, passiamo al trebium. Questo vino è un esperimento che parte con l’annata 2013. Un’uva largamente diffusa tra Montefalco e Spoleto, uva che non fa parte della gran famiglia del trebbiano nonostante il nome ingannevole.

La sua caratteristica è quella di essere estremamente resistente e quindi cresce in zone anche apparentemente non adattate. Il percorso di riscoperta di quest’uva è passato attraverso vari test. Questa bottiglia, fa un passaggio in anfora, una parte in porcellana e una parte in terracotta e ha fatto 8 mesi sulle bucce. 

anteprima_tonda_vino

Passando ai rossi, degustiamo il Montefalco Rosso 2016 che secondo il disciplinare deve avere San Giovese e Sagrantino. C’è un terzo vino che si può utilizzare e nel loro caso troviamo il Montepulciano, a differenza del più comune Merlot, sia perché hanno scelto di lavorare con uve della zona e sia perché hanno voluto sottolineare la vena fresca di questo vino. 

Il Montefalco Rosso Riserva 2015 ha un blend uguale a quello del Montefalco Rosso, ma l’idea del vino è completamente differente. Il primo ha una freschezza e una facilità di beva non indifferente, mentre il secondo è la ricerca di un grande Sangiovese da lungo affinamento.

montefalco_rosso_cantina_antonelli

Abbiamo abbandonato il Sangiovese e ci siamo dati alla degustazione dei quattro vini 100% Sagrantino. 

Iniziamo con Il Contrario, un IGT. IGT perché la vinificazione e la maturazione del vino è completamente al di fuori del disciplinare. La stessa uva, che passa per l’affinamento e produce vini molto tannici, presentata in un modo un po’ più fresco. Vinificazione in acciaio, passaggio cemento. Dalle stesse uva della DOCG, un vino dalla beve più facile, più immediata. 

Montefalco Sagrantino DOCG: il vino con il più alto contenuto di polifenoli derivanti dalle bucce al mondo. Vino con caratteristiche importanti per strutturata e per anni è stato conosciuto per dei tannini molto importanti. Questa cantina, e anche il Montefalco in generale, ha cambiato negli anni un po’ l’approccio alla vinificazione di questi vini, e quindi si presenta al contempo anche molto elegante. 

Un altro Sagrantino Montefalco DOCG, Chiusa di Pannone, il nome del vigneto. Chiusa è il termine locale per denominare gli oliveti, infatti prima al posto della vigna c’era un oliveto. Nel ’95 si è fatta una vigna, è l’unico vigneto di Sagrantino che affaccia sul Monte Martano. Una vallata completamente diversa rispetto all’altra dove sono tutti vigneti di Sagrantino e l’esposizione ovest-sud ovest, mentre per la Chiusa l’esposizione è Sud. 

vini_rossi_umbri

Chiudiamo con una scoperta: Montefalco Sagrantino Passito.

Il Sagrantino, dall’origine stessa del nome, nasce nei monasteri, il vino sacro.

La carica di tannini di cui parlavamo prima lo rendevano un vitigno molto difficile in passato da lavorare, l’unico metodo per avere un vino di un buon livello era quello di appassire le uve.

Non è un appassimento su pianta, non si cerca su maturazione perché è un’uva che ha di per sé una carica zuccherina molto forte. Dopo la raccolta, con cernita dei grappoli molto spargoli, appassisce un paio di messi. Perdendo molto acqua rimane un’alta concentrazione di zucchero. Viene fatta una vinificazione normalissima, rimane in botte due anni e un anno/due di cemento ed infine in bottiglia. Che dire, ce ne siamo innamorati. Pur non essendo degli amanti del passito questo ha delle caratteristiche particolari, uniche che lasciano un ricordo indimenticabile

sagrantino_passito_cantina_antonelli

Il nostro soggiorno in Umbria è continuato nella magnifica cornice della Tenuta San Felice a Giano dell’Umbria, la nostra base a 15/20 massimo 30 minuti dai punti di interesse della zona come, oltre a Montefalco, Foligno, Assisi e Spoleto. 

Siamo stati trattati non come degli ospiti, ma come due persone di famiglia. La mattina a colazione potevamo degustare i loro prodotti: olio, ricotta e pecorino. 

E da lì, abbiamo speso il tempo rimasto a visitare delle chicche del nostro paese e della nostra cultura. 

Solo…grazie a tutti! 

Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Montefalco (PG)
  • Tipologia vini: Rossi,Bianchi, Passito
  • Degustazione: c'è una sala adibita aperta al pubblico si può degustare ottimo vino anche senza prenotazione 
  • Cucina: hanno una cucina interna e fanno ristorazione per eventi, banchetti, cerimonie. 
  • Shop: all'interno della corte

Visita alla cantina da Stefano Rossotto

Per raggiungere la cantina della famiglia Rossotto ci siamo spinti fino al confine del Monferrato Astigiano, sulla collina torinese. 

Matteo ci accoglie all’ingresso dove si trova un’accogliente enoteca per le degustazioni dove si respira un’atmosfera famigliare (e ce ne accorgiamo anche dal viavai di famiglie che vanno a comprare la scorta di vini per i pranzi e la settimana seguente!)

Lo seguiamo in cantina e qui inizia il suo racconto, il racconto di un’azienda famigliare dove la passione per la coltivazione della vite è stata passato da padre a figlio, da nonno a nipote. 

La famiglia Rossotto è già alla quarta generazione di viticoltori, questo ha permesso di unire la tradizione con l’innovazione ed accanto ad alcuni vini tipici del territorio si possono trovare delle vere e proprie SELEZIONI. 

I vini che ci mostra Matteo sono i vini tipici della zona, principalmente Freisa, Bonarda, Barbera, Malvasia. Il motivo principale di questa diversità di vigneti sta nella differenziazione del territorio nei pressi di Cinzano. Tra questi producono anche una DOC del Monferrato creata negli ultimi anni, l’Albugnano (100% Nebbiolo). Il terreno mostra caratteristiche geologiche diverse in varie zone, è un terreno al confine che è quindi molto differenziato, e questo ha permesso di poter coltivare diverse uve. 

La visita alla cantina parte dal locale adibito alla ricezione delle uve ed immediatamente, discutendo dei nuovi macchinari usati, è lampante l’introduzione di uno spirito di ricerca grazie alla quale vengono prodotti anche dei vini bianchi che necessitano di una vinificazione più controllata, con temperature più rigide. 

Il locale dedicato alla frammentazione dei vini rossi presenta diverse vasche in acciaio inox tutte a temperatura controllata. Ci spiega Matteo che avere la possibilità di controllare la temperatura delle vasche durante la fermentazione del vino rosso permette di avere grandi risultati dal punto di vista olfattivo e sul lungo periodo mentendo una giovinezza maggiore in bottiglia. 

Troviamo anche delle botti di legno per l’affinamento, che si sposteranno in una cantina di fine 700 che stanno restaurando, dove riposavano per i passaggi finali Freisa superiore, Albugnano e Barbera, i vini tipici di questa zona per quanto riguarda gli affinati

cantina_rossotto_botti

Per la Malvasia, una peculiarità del territorio, la famiglia Rossotto è andata a cercare un vitigno storico che è arrivato in Italia grazie ai mercanti veneziani intorno al 1400, la Malvasia di Schierano. Ha una produzione più bassa, però ha una carica aromatica favolosa. In vigneto, quando i grappoli sono a maturazione, si sente il profumo della rosa canina e della fragola. 

Tra gli altri prodotti scopriamo un sorprendente progetto iniziato 12 anni fa, di cui conosciamo bene le caratteristiche: METODO CLASSICO CON FREISA 100%.

La Freisa è un vitigno molto versatile, in base a dove viene coltivata e in base a come viene vinificata può dare dei prodotti completamente diversi. Hanno scelto la Freisa perché è il vitigno più particolare e ha una grande capacità di adattamento ai vari processi di vinificazione.

Fanno la Freisa tradizionale, una Freisa giovane, fruttata e vivace (con una bolla fine), la Freisa superiore e uno Spumante metodo classico di Freisa che resta rosé. 

matteo_rossotto_freisa_metodo_classico
Marchesina_cantina_rossotto

Ci spostiamo nella parte della cantina dove avvengono dei processi molto interessanti per il vino del territorio. La fermentazione per produrre i vini frizzanti. Quando il vino è quasi pronto lo inseriscono in una vasca chiusa in cui aggiungo del mosto tenuto in parte dalla vendemmia innescando così la seconda fermentazione. Si svilupperà del nuovo gas che andrà a disciogliersi sulla massa e questi vini verranno definiti VIVACI. Anche se tecnicamente non è corretto, e quindi non è indicato in etichetta, è il termine più vicino che descrive meglio la bolla molto fine tipica di questi vini. 

Infine troviamo una fila di vasche di cemento. Sono vasche del dopo guerra, riprese perché sono un ottimo compromesso quando il vino ha bisogno di un aiuto nella maturazione dei tannini e in generale dell’acidità. Nelle vasche di cemento viene fatta principalmente la fermentazione malolattica, che serve per eliminare l’acido malico. Questo processo è un processo che la famiglia Rossotto ottiene in modo biologico. Il vino viene inserito nelle vasche di cemento e vengono inseriti dei batteri lattici che mangiano l’acido malico trasformandolo in acido lattico. In queso modo viene accelerato il processo di maturazione su un vino che richiederebbe una tempo maggiore. 

Le linee prodotto dalla cantina sono sostanzialmente due, le linee dei vini giovani e la linea dei vini di selezione. I vini giovani sono quelli che hanno fatto la storia dell’azienda. La linea di selezione è nata 15 anni fa, una volta infatti nella zona non c’era l’usanza di fare affinare i vini. 

Adesso la sfida è quella di far uscire dalla regione questi vini, di farli conoscere anche oltre. Bisogna creare dei vini che siano il biglietto da visita di quel determinato territorio e bisogna fare anche dei prodotti più “importanti”. 

Questa è la sfida per il futuro, a noi sembra che le premesse ci siano tutte. Il fratello di Matteo è l’enologo, lui si occupa dei vigneti e in più hanno una consulenza esterna. 

Prima di fermarci in enoteca siamo a passati a vedere i vigneti, siamo rimasti incantati. 

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Nel video vedrete parte della degustazione e parte della cantina e delle vigne, vogliamo sapere cosa ne pensate. Noi anche qui abbiamo trovato tante persone accoglienti e scoperto degli ottimi prodotti!

Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Cinzano (TO)
  • Tipologia vini: Rosso, Bianco, Spumante Metodo Classico
  • Degustazione: nelle sale adibite e solo su prenotazione
  • Cucina: NO. 
  • Shop: all'interno della corte
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Cantina Peri Bigogno, visita e degustazione

Questa volta abbiamo scelto di visitare una cantina a pochi metri da casa nostra, nel comune di Castenedolo, provincia di Brescia la cantina Peri Bigogno.

Sicuramente Castenedolo non è la prima meta a cui si pensa quando si parla di vino.

Andrea ci ha fatto però scoprire che in realtà la coltivazione della vite è sempre stata centrale in questo territorio. Essenzialmente per la sua conformazione. La zona periferica, si trova in pianura padana, è circondata da fossi che davano la possibilità di irrigare e coltivare i terreni, mentre la collina centrale era, ed è, un panettone di argilla su cui non c’era la possibilità di seminare. Come sfruttarla quindi? L’alternativa era coltivare la vite e produrre un altro bene per l’auto consumo, il vino appunto. Questo è tanto altro nel video dedicata alla Cantina Peri Bigogno.

Oltre a questo abbiamo scoperto insieme a lui un altro pezzo di storia di questa città. 

La sua cantina, la cantina Peri Bigogno, si trova all’interno di una delle ville storiche di Castenedolo. Queste ville bellissime, nascoste tra le vie del comune, sono nate soprattutto tra il 1600 e il 1800 quando le famiglie facoltose della città di Brescia hanno iniziato a sceglierlo come meta per i loro periodi di villeggiatura. 

Cosa caratterizza queste strutture? Oltre la struttura perpendicolare alla strada, la convivenza di due anime, quella padronale e quella dedicata agli agricoltori-custodi che si prendevano cura, durante l’intero anno, della casa e del territorio agricolo nel suo insieme. E, tra gli altri, c’era sempre un vigneto di cui prendersi cura e una cantina interrata per accogliere il frutto della terra. 

La storia della cantina Peri Bigogno inizia proprio con l’acquisto da parte della famiglia di una di queste ville, Palazzo Togni. Insieme ai custodi, reali esperti del luogo, la famiglia mantiene la cantina originaria, la cantina interrata, e continua a coltivare i vigneti. Producono vino per sé stessi, per i loro amici e questo riscuote subito successo. Fino a quando, nel 1972 decidono di imbottigliare il vino migliore facendo nascere le prime etichette. 

Tra i vigneti ci sono principalmente uve a bacca rossa, Marzemino, Merlot, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero. Tra le uve bianche troviamo principalmente Chardonnay, ma anche Pinot Bianco e Trebbiano. 

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La visita alla cantina inizia scendendo di qualche metro rispetto alla strada. Mentre ci avviciniamo all’ingresso troviamo sulla sinistra dei serbatoi sotto tutela di azoto per la vendita del vino sfuso. Un’ottima idea, che permette ancora ad amici e clienti che non vogliono rinunciare a un bicchiere di vino in tavola ogni giorno, di poter gustare un ottimo prodotto ad impatto contenuto. 

Ci accolgono le bottiglie di bollicine che diventeranno lo spumante Talento. Il vino spumante ottenuto da uve Chardonnay, Pinot nero e Pinto bianco, ottenuto con il metodo classico dopo minimo 15 mesi di affinamento sui lieviti. 

Mentre ci incamminiamo, il corridoio finisce e ci accolgono ampie sale e sale molte ampie, recentemente strutturate. Troviamo le pupitre, ma anche le barrique. Ci incantiamo però davanti all’antico ingresso della cantina che la collegava con l’interno del palazzo. 

barrique_peribigogno
torchio_peribigogno_peribrut

Finita la visita, seguiamo Andrea nella sala degustazioni. Uno degli spazi in cui vengono accolti gli oggetti che fanno parte del Museo del Vino. Il frutto di anni di ricerca e recupero fatti da Mario Peri. Un collezione di oggetto utilizzati in passato per la produzione del vino. 

Insieme al padrone di casa ci lasciamo andare ad un percorso di degustazione molto interessante,. Per ogni bicchiere di vino ci viene proposta una pietanza da abbinare ed insieme ci confrontiamo e discutiamo di gusti comuni e distanti in un’atmosfera veramente piacevole. 

Abbiamo incontrato una realtà fortemente legata al territorio. Una realtà che da tre generazioni si impegna nella sua valorizzazione attraverso il vino e attraverso progetti che abbracciano l’intera comunità locale. Una realtà che esporta dal 2008 in tre diversi continenti valorizzando le peculiarità della propria zona e che sa metterne in luce le giuste caratteristiche. 

Un’azienda vitivinicola completa che propone tre linee di prodotto e una quarta dedicata i piaceri del fine pasto. 

Se passate di qua, fermatevi al loro Wine Shop, aperto tutto l’anno. E, se ne avete l’occasione, prenotate una visita in cantina. Vengono proposte diverse tipologie anche con pedalate ed escursioni!

Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Castenedolo (BS)
  • Tipologia vini: Spumanti Metodo Classico e Vini Rossi
  • Degustazione: nelle sala adibita e solo su prenotazione
  • Cucina: Non hanno la cucina ma le sale si prestano alla banchettistica che si può organizzare su prenotazione. 
  • Shop: all'interno della corte

Lazzari vini, una mattina a Capriano del Colle

Lazzari vini visita e degustazione

Per l’appuntamento con la cantina di questa settimana entriamo nel cortile di un cascinale dove vive l’intera famiglia che ci accolto in questa bella giornata, un cascinale costruito nel 1890 dotato di nuova vita negli anni ma che ancora accoglie tutta la squadra della Cantina Lazzari Vini. 

La visita con Davide inizia con saluti e presentazioni all’interno di una stanza in cui domina una cartina. La cartina del territorio del Monte Netto. 

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Il Monte Netto è un altopiano formato da terreni calcareo argillosi che si eleva dalla Pianura Padana. Fanno parte del Consorzio del Monte Netto i comuni di Capriano del Colle, Poncarale e Flero. La Cantina Lazzari Vini si trova nel comune di Capriano del Colle, ha diversi vigneti e un obiettivo molto chiaro: rendere la denominazione Capriano del Colle DOC una denominazione degna di interesse nazionale per l’alta qualità del vino prodotto attraverso un approccio biologico e ricerche specifiche sul territorio. Tutto questo, unito a una forte passione e un alto coinvolgimento emotivo. 

Ciò diventa sempre più chiaro quando iniziamo la visita nei vigneti, accompagnati da un determinato padrone di casa. Nonostante il freddo pungente di Gennaio e pochi colori offerti dalla natura, riusciamo ad immaginare tutto il ciclo produttivo della vigna grazie alle parole evocanti di Davide. Passiamo tra i filari una buona oretta e scopriamo tante cose interessanti. 

Per esempio, scopriamo subito che la famiglia decide di adottare un metodo alternativo a quello della pergola bresciana e che all’inizio degli anni 2000 iniziano a puntare sulla tecnica del diradamento. Questo significa che quando inizia l’invaiatura della vite si tagliano alcuni grappoli per distribuire il nutrimento su un numero inferiori degli stessi e ottenere quindi maggior qualità. 

lazzari_vini_capriano_del_colle
fausto-adagio-lazzari-vini

E il nonno che cosa ne pensa? 

Fatela questa domanda ad Davide. Parlavo di determinazione, nel video che trovi su IGTV dove descriviamo la cantina e l'esperienza vissuta, perché con la loro decisione sono riusciti ad andare oltre alla visione del nonno che, essendo forse più legato a una concezione antica del terreno, non ha preso benissimo questa scelta. I contadini di una volta ricevevano buona parte del loro fabbisogno dai frutti della terreno ed eliminarne una parte non deve essere stato facile da accettare da parte del nonno Fausto. Il risultato e la qualità dei vini gli hanno però fatto cambiare idea e continua a supportare il resto della famiglia. 

Un’altra importante scelta di questa famiglia è stata quella di iniziare a condurre delle approfondite ricerche agronomiche, che gli ha portati ad optare per un’agricoltura biologica che supporta meglio la biodiversità microbica del suolo. 

Come? Combattere la tendenza alla compattezza del suolo argilloso attraverso la coltivazione alternata di diverse erbe specifiche o introdurre l’utilizzo di nuove tecniche naturali per arginare il rischio dell’invasione della tignoletta. 

Tutto ciò porta con sé anche un ulteriore vantaggio: proteggere la diversità e la caratterizzazione del terreno sul quale vivono le proprie vigne. 

Tra le varie ricerche di cui ci ha parlato Davide, una su tutta ci ha sicuramente colpito: grazie al loro agronomo hanno scoperto che si parla del Marzemino del Monte Netto in una lettura del 500 dell’autore Agostino Gallo che aveva una villa a Poncarale. La disponibilità della famiglia a condurre esperimenti sul proprio terreno ha portato alla creazione di due filari derivanti da due cloni di varietà locali di Marzemino. Dal 2008 sono quindi impegnati con il recupero di una varietà autoctona di Marzemino, sono riusciti a registrarla e sono riusciti ad autorizzarne la coltivazione. Noi però non siamo riusciti ad assaggiare il vino, la bottiglia non è ancora in commercio e quindi non sappiamo neanche dirvi quale sarà il nome attribuito a questa pianta dai loro pionieri. Vi diciamo una cosa: conoscendo Davide, sarà sicuramente un nome difficile da dimenticare!

davide-lazzari-vini

La giornata si è conclusa con la degustazione dei loro vini, ve ne citiamo alcuni:

Fausto, Adagio e Riserva degli Angeli.

Se siete stati attenti durante la lettura non farete fatica a capire a chi è stato dedicato il primo vino citato, mentre ci teniamo a segnalarvi l’ultimo:

Riserva degli Angeli è un vino rosso sensazionale che, dopo essere stato eletto miglior Capriano del Colle rosso, è stato eletto miglior vino rosso d’Italia. 

Sotto le guida di Davide, la cantina Lazzari Vini si è conquistata inoltre la mezza pagina sulla guida del Gambero Rosso.

Che dire di più? Non potete assolutamente perdervi una visita in questa cantina, ricca di sorprese e scoperte. E se non volete perdervi l’annuncio del nome della località autoctona che lanceranno a breve…non vi resta che continuare a seguirci! Noi sicuramente non li perderemo di vista!

Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Capriano del Colle (BS)
  • Tipologia vini: Capriano del Colle
  • Degustazione: nelle saletta d'ingresso e solo su prenotazione
  • Cucina: no
  • Shop: all'interno della corte

Il “giro d’Italia” tra le cantine della FIVI 2018

Ecco il nostro giro tra i vini d’Italia in un padiglione a Piacenza!

Ospiti della FIVI - MERCATO DEI VINI E DEI VIGNAIOLI INDIPENDENTI

Cos'è la FIVI

E' la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Con più di 900 soci rappresenta la figura del Vignaiolo Indipendente che segue l’intera filiera vitivinicola.

Giunta all’ottava edizione, questo evento si conferma il secondo evento dell’anno legato al mondo del vino con 600 vignaioli e 2500 vini in degustazione. 

fivi_2018

FIVI 2018

Siamo contenti di essere stati ospitati in questa grande manifestazione legata ai prodotti del nostro territorio (oltre al padiglione dedicato ai vini era presente anche quello dedicato agli artigiani del cibo). 

Abbiamo respirato ancora una volta tanta passione e genuinità in pieno spirito FIVI: creare un forte legame con il consumatore e avviare con lui un dialogo che porti a una conoscenza profonda e più razionale del vino prodotto in Italia. 

Cantina Le Marchesine: 110 anni nel cuore della Franciacorta
110 anni di vino. Questo è il tempo investito dalla famiglia Biatta a creare dei vini eccezionali. Il primo passo[...]
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Visita alla cantina da Stefano Rossotto
Per raggiungere la cantina della famiglia Rossotto ci siamo spinti fino al confine del Monferrato Astigiano, sulla collina torinese. Matteo[...]
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Lazzari vini, una mattina a Capriano del Colle
Lazzari vini visita e degustazionePer l’appuntamento con la cantina di questa settimana entriamo nel cortile di un cascinale dove vive[...]

Degustazione Valpolicella presso la cantina Bonazzi

Siamo tornati nella zona della Valpolicella e abbiamo fatto visita ad un’altra bella realtà di questo territorio.

A differenza delle altre visite, non troverete dei video di questa esperienza ma solo delle foto, ci rifaremo la prossima volta promesso, che speriamo possano comunque aiutarvi a darvi un’idea abbastanza completa di questa azienda. 

valpolicella_vini_bonazzi

Siamo andati a trovare l’azienda agricola Bonazzi di Dario e Fabio, un’azienda a nord di Verona e al confine con le colline di Fumane. 

Siamo stati accolti da Sofia, l’enologa della famiglia, che ci accompagna a visitare i vigneti e la cantina. 

Insieme a lei scopriamo innanzitutto i metodi di allevamento della vite. 

Loro usano principalmente due sistemi: la pergola veronese e il guyot. 

La pergola veronese è un tipo di coltivazione dal quale deriva una pianta alta 80-90 cm con una inclinazione di 45 gradi e con una struttura di fili di ferro dove poggiano i rami produttivi.

I grappoli sono coperti da una cortina di foglie, in questo modo hanno molta ombra e non sono colpiti direttamente dai raggi del sole. Il metodo della pergola è utilizzato per la produzione di amarone, questo metodologia permette di avere le uve protette da possibili ustioni creando inoltre un microclima ideale per la maturazione delle uve, arieggiato e senza picchi di temperature. 

Il guyot è una pianta che arriva a 30 cm, altezza da dove inizia il ramo produttivo (chiamato anche capo a frutto) e i tralci vengono portati in verticale. I grappoli sono maggiormente esposti a possibili rischi ma, con la cura adeguata, questa metodologia permette di produrre meno grappoli con una qualità maggiore.

Lavorano con il vigneto diffuso, hanno quindi appezzamenti da 1 o 2 ettari al massimo situati nelle varie DOC. Nella zona della Valpolicella classica hanno 5 ettari, divisi in piccoli appezzamenti e i restanti 3 ettari sono in zona Lago di Garda tra Cavaion e Calmasino dove fanno le DOC del Lago di Garda. Infine, hanno un piccolo appezzamento in zona Treviso utilizzato per produrre un prosecco extra dry.  

Le uve principali sono corvina, corvinone, rondinella e molinara.

Corvina e corvinone si trovano con una percentuale superiore al 50% nell’Amarone, nel Valpolicella si trovano invece in quantità maggiore rondinella e molinara con una percentuale minore di corvina e corvinone. 

pergola_veronese

La nostra visita continua all’interno della cantina e Sofia ci spiega che si tratta di una cantina gravitazionale. Questo tipo di struttura sfrutta il principio della gravità per effettuare travasi e spostamenti del mosto senza consumo di energia e senza maltrattamento del prodotto attraverso pompe o altri sitemi. 

Proprio per questo motivo iniziamo dal piano superiore dove troviamo il fruttaio allestito per la produzione di amarone. Troviamo diverse cassette con a riposo tutte le uve che verranno utilizzate per produrre l'amarone ed eventuali IGT per i quali viene sfruttato l’utilizzo di uve che hanno subito un leggero appassimento. 

Siamo così attratti da questa visione che Sofia ci permette di assaggiare un chicco e…che buono!

uva_valpolicella
assaggiare_uva

Un chicco molto dolce, si stanno infatti concentrando tutti gli zuccheri che daranno poi quella gradazione alcolica tipica di questi vini. 

La padrone di casa ci fa notare un buco nel pavimento dal quale, attraverso un tubo, questo piano è collegato al piano inferiore.  

Le cassette all’interno del fruttaio sono il risultato della vendemmia, vendemmia che in questa azienda è di due tipi:

1-vendemmia manuale con cassettine, è necessario formare uno stato di grappoli non troppo spesso in modo che l’aria possa passare bene, queste vengono posizionate sui bancali e portate a riposo (per almeno 3 mesi);

2-il resto della materia prima viene vendemmiato, posizionato nel carro vendemmia e portato, dopo gli opportuni passaggi, immediatamente alla vinificazione. 

Passando al piano inferiore troviamo i fermentini. 

Come materiali viene utilizzato acciaio inossidabile, vetro resina e legno per barricaia.

Le fermentazioni possono durare per un Valpolicella classico base 7 giorni, mentre per un amarone anche 12 giorni. 

Sofia ci racconta con una solarità davvero contagiosa, il vino definito da lei come il vino della tradizione, ovvero il Ripasso. 

Il Ripasso è vino della tradizione perché è un vino nato da un’intuizione dei produttori dell’amarone. Dopo mesi passati ad aspettare la maturazione delle uve, sembrava uno spreco buttare le vinacce e quindi queste vengono riutilizzate per creare appunto il Ripasso attraverso l’azione del rimontaggio: in una vasca di acciaio inox viene collocato del Valpolicella classico e a metà di queste si trova una croce sulla quale vengono stese le vinacce e, dall’alto, a cascata, si riversa ancora del Valpolicella classico. Quest’ultimo si arricchisce molto e si trasforma in quel prodotto che tutti conosciamo. 

Nella parte finale della cantina troviamo la barricaia, e ci viene illustrata la differenza principale tra l’utilizzo di barrique o tonneau. L’utilizzo di uno o dell’altro dipende dalle scelte che vengono prese in cantina. Nella barrique si trova un volume più piccolo di vino per una maggiore superficie di contatto con il legno e questo fa sì che il vino prenda molto di più i sentori della tostatura media mentre l’utilizzo del tonneau non porta ad una trasformazione così drastica, porta ad un prodotto più rotondo in bocca, con gusti e aromi più amalgamati e sofisticati. 

degustazione_valpolicella_bonazzi

Prima di accompagnarci alla degustazione, Sofia ci lascia con una bella riflessione riguardo agli IGT. Essendo delle DOC, e non delle DOCG come nel caso dell’amarone, la percentuale di decisione rispetto alle tipologie di uva da utilizzare a rispetto al tempo da trascorrere in cantina, vengono lasciate alla discrezione del produttore e questo permette di gustare prodotti veramente dici e inimitabili. 

Chiudiamo questa bellissima giornata quindi con una degustazione di vini della cantina Bonazzi, degustazione sempre diversa, hanno diverse etichette e diverse produzioni. 

Noi abbiamo assaggiato le denominazioni base nella selezione Ca’ Volpare, oltre a due speciali IGT, voi quali assaggerete? 

Alcune informazioni utili per amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Fumane (VR)
  • Tipologia vini: Valpolicella, Amarone
  • Degustazione: in una stanza adibita e solo su prenotazione
  • Cucina: No
  • Shop: sempre aperto

La Montina: dalla villa alla cantina, 30 anni di Franciacorta.

La Montina, nel cuore della Franciacorta. 

In questo articolo troverai:
Ospitalità, visita e degustazione con un approfondimento sulla nascita del nome Franciacorta, il suo metodo nel dettaglio e come viene curato dalla cantina.

L’ultima visita ci ha visto ospiti di un’altra cantina del territorio della Franciacorta: La Montina.

Siamo entrati in contatto con un’atmosfera nuova e abbiamo visitato le tenute di questa famiglia che ha festeggiato l’anno scorso i 30 anni di attività. 

Le tenute della cantina La Montina si trovano a Monticelli Brusati nella parte nord orientale del territorio della Franciacorta, a ridosso di un ampio anfiteatro morenico. 

La visita parte con un tour della tenuta dove non troviamo solo la cantina ma anche la Villa Baiana, una struttura con diverse sale dedicate ad accogliere grandi gruppi su prenotazione a cui proporre la loro ristorazione. 

La tenuta è stata comprata nel 1982 e ci sono voluti grossi interventi, durati più di 20 anni, per recuperare la villa e realizzare la cantina. Ogni sala è arredata con i quadri dell’artista Remo Bianco, il cui tratto caratteristico erano dei fogli dorati posti all’interno delle sue opere. 

RemoBianco_artista

La cantina è una struttura di 8.000 mq realizzata non immediatamente, ma man mano che cresceva la quantità di bottiglie e l’importanza del vino Franciacorta

La prima parte è stata realizzata nel 1988. Sono stati tolti diciotto mila metri cubi di terreno e realizzati 1600 mq di cantina. 

Sono usciti con le prime bottiglie nel 1989 con poco più di 12 mila bottiglie. Il vino all’epoca non si chiamava ancora Franciacorta ma VSQ ovvero vino spumante di qualità e nell’etichetta si scriveva metodo Champenoise poiché questo era, ed è, la sua tecnologia di riferimento. 

Il nome del vino legato al territorio Franciacorta nasce più avanti, quando i francesi, alla fine degli anni 80, riescono ad ottenere che nessuno potesse più scrivere metodo champenoise sull’etichetta, il consorzio di tutela presenta nella zona inizia ad interrogarsi sul termine adatto a sostituire questo riferimento. Dai diversi confronti si nota che tutti i produttori della zona utilizzavano lo stesso metodo per produrre il vino, ovvero la fermentazione in bottiglia ed è stato allora che hanno deciso di chiamare i loro vini con il termine Franciacorta, termine che denota l’utilizzo di un metodo proposto da tutti i produttori di quella zona.

Questa scelta si è dimostrata, negli anni, una scelta azzeccata, che ha permesso di raggiungere una determinata importanza anche grazie all’impegno profuso nella realizzazione di questi vini, impegno che ha permesso ai produttori di lavorare moltissimo sulla qualità del prodotto. 

Questo impegno è stato riconosciuto nei primi anni 90 quando il vino Franciaacorta diventa una DOC e nel 1995 diventa la prima DOCG italiana che utilizza il metodo della fermentazione in bottiglia.

Poter scrivere solo il nome Franciacorta sulla bottiglia di vino prodotta senza fare riferimento a nessuna metodologia, perché essa è intrinseca già nel nome stesso, è un riconoscimento davvero importante che a livello legislativo mondiale ritroviamo solo in altre due zone: la zona dello Champagne e la zona del Cava spagnolo. 

La seconda parte della cantina è stata realizzata nel 2000. Sono stati tolti 40 mila metri cubi di terreno per realizzare 3500 metri di terreno dalla collina. Era necessario avere ancora ulteriore spazio e così 13 anni fa c’è stato l’ultimo ampliamento sotto il parcheggio della tenuta: 10 metri sotto terra da cui hanno ricavato 3 mila metri di cantina collegati alla parte già esistente. 

Attualmente, l’azienda produce in media 400 mila bottiglie l’anno e possiede 70 ettari di terreno sparsi in tutti i comuni della Franciacorta. 

Pur essendo tutto un terreno di origine morenica è molto diverso da zona a zona. Gli agronomi dell’azienda hanno quindi effettuato diverse ricerche per capire cosa si poteva ottenere dai diversi terreni e hanno deciso di piantare due tipi di uve: Chardonnay e Pinot Nero, rispettivamente verde e rosso. E’importante sottolineare che le uve definite dal disciplinare della Franciacorta non sono solo due, ma sono 4: Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e, per chi ce l’ha, Erbamat.


ERBAMAT

Quest’ultimo è un vitigno autoctono della zona che è stato introdotto a seguito del cambiamento climatico degli ultimi anni. Le vendemmie ottimali andrebbero realizzate a cavallo di ferragosto  in modo da avere un’alta acidità all’interno del chicco d’uva. Con la variazione climatica la vendemmia si sta spostando verso luglio, e ciò rappresenta un problema perché si può avere sì un’acidità ottimale all’interno del chicco ma non si avrà una buona maturazione dell’uva. La caratteristica principale del vigneto Erbamat è quella di riuscire a mantenere una buona acidità legata ad una maturazione più tardiva dei chicchi e quindi dovrebbe permettere di poter raccogliere l’uva un po’ più tardi conservandone le caratteristiche ottimali. 


La raccolta è manuale in cassetta. 

La vendemmia deve durare massimo 10-15 giorni ed è quindi molto impegnativa. 

Il vantaggio di avere vigneti dislocati per un massimo di 18 km uno dall’altro e averli piantati in riferimento alle diverse caratteristiche del terreno permette di avere uve con caratteristiche leggermente diverse (più acidità, più profumi) permettendo di creare in cantina le famose cuvée, in gergo le mescolanze. Si parla di assemblaggi non di vigneti di provenienza diversa e basta ma anche di uve diverse o di annate diverse. 

fasi_vendemmia_lamontina_franciacorta

Le uve raccolte arrivano alle presse. Qui hanno sia presse automatiche a polmone sia il torchio e il mosto ottenuto va a finire a caduta naturale all’interno delle vasche e inizia la preparazione dei vini base Franciacorta. 

Le vasche dell’azienda sono vasche di acciaio inox termoregolarizzate, ogni vasca ha una capacità di 40 mila bottiglia. 

Nelle vasche di acciaio avviene la prima fermentazione, si crea un vino base atto a divenire Franciacorta. Per diventare Franciacorta a tutti gli effetti dovrà passare attraverso la seconda fermentazione in bottiglia, passaggio imprescindibile di questo metodo. 

Prima di arrivare al luogo in in cui avviene questo importante passaggio, attraversiamo la barricaia, ovvero un luogo in cui troviamo diverse botticelle di quercia, rovere e massima parte di legno francese. All’interno delle barrique, l’azienda ha scelto di elaborare del vino bianco, dello Chardonnay quindi, che viene utilizzato, in parte, come taglio per i vini che differenziano il mondo delle bollicine: millesimato, satén, riserva.

E’ bene sottolineare che l’utilizzo del legno non viene definito o imposto dal disciplinare perché rappresenta una parte marginale nella creazione del vino Franciacorta, è una scelta lasciata ad ogni azienda che può decidere di utilizzarlo o meno secondo il proprio gusto. Non è la parte che contraddistingue questo prodotto come può esserlo invece nei Baroli nella terra delle Langhe.

All’interno di quest’azienda troviamo anche la statua emblema dell’azienda, ovvero la statua di Papa Paolo VI di cui Benedetto Montini, antico proprietario della tenuta, pare fosse un avo. 

Il legame con il papato viene ripreso anche nella scelta della bottiglia, come riportato dal quadro dedicato ai 30 anni dell’azienda, effettuata nel 2009. Una tiara al centro con ai lati due leoni, simbolo della città di Brescia, la leonessa d’Italia. 

30anni_lamontina_cantina_franciacorta

Veniamo accolti infine dall’ultima sala, quella in cui si compie la famosa seconda fermentazione, o meglio una delle due sale. Infatti, veniamo accompagnati nella parte dove questa operazione avviene ancora con il metodo manuale, l’azienda ha costruito un’altra parte dove questo importante processo è ormai tutto meccanizzato. 

Ma nello specifico cosa succede a questo punto? A questo punto, il vino diviene un vero e proprio Franciacorta.

Quando il vino base è pronto, all’incirca a marzo/aprile, viene preso e messo in bottiglia all’interno della quale si aggiunge una base energetica - zucchero, circa 24 grammi/litro di zucchero e lieviti -la bottiglia viene tappata e accatastata. 

All’interno della bottiglia viene quindi inserito tutto il necessario per dare avvio al processo di fermentazione. A questo punto si forma circa 1 grado di alcol, ma soprattutto si forma anidride carbonica che altro non è che le famose bollicine che caratterizzano questo vino.

L’anidride carbonica crea gas quindi se potesse uscirebbe fuori dalla bottiglia ma non può perché la bottiglia è chiusa ermeticamente dal tappo corona. Proprio per questo motivo a fine fermentazione si viene a formare tanta anidride carbonica compressa da avere circa 6 atmosfere di pressione (3 volte tanto quelle dentro una ruota di una macchina). 

Una volta terminata la fermentazione si forma il sedimento che non è altro che particelle in sospensione nel vino, particelle che si sono sfaldate dalla parete cellulare dei lieviti, ormai morti perché prive di alimenti di cui nutrirsi. Queste sono le sostanze che caratterizzeranno il vino quindi tanto più lungo è il periodo di contatto, maggiori saranno le sostanze cedute e migliore il vino. Ecco perché il sedimento resta in sospensione anche 3/4 anni.

Disciplinare Franciacorta

Il Franciacorta ha uno dei disciplinari più restrittivi a livello mondiale in merito, in particolare abbiamo:

  • 1
    minimo 18 mesi sui lieviti per versioni base brut o extra brut 
  • 2
    minimo 24 mesi il rosé e il satèn
  • 3
    minimo 30 mesi per i millesimati 
  • 4
    minimo 60 mesi la riserva

Il procedimento per eliminare il sedimento è abbastanza conosciuto. Le bottiglie vengono collocate sulle pupitres, e ogni giorno si procede al remuage, portando gradualmente la bottiglia ad un’inclinazione crescente. In questo modo il sedimento si deposita verso il tappo e può essere facilmente eliminato. Per non perdere vino bisognerebbe mettere la bottiglia in piedi, ma questo riporterebbe il sedimento verso il fondo bottiglia. 

Una volta si procedeva con la sboccatura al volo, o “a la volè”, per cogliere l’attimo fuggente che non si coglieva mai, perché si perdeva sempre del vino che veniva pareggiato con bottiglie della stessa qualità. 

Ora non si utilizza quasi più questo metodo perché il processo è tutto meccanizzato. Una macchina produce cioè del liquido congelante che, pur essendo liquido, raggiunge meno 27-28 gradi, in 3-4 minuti, congela l’ultima parte e creando un ghiacciolo di sporco. Questo permette di riportare la bottiglia in posizione verticale senza che ili cedimento torni in sospensione. Il ghiacciolo viene espulso, una volta sollevato il tappo a corona. 

Prima di chiudere la bottiglia con il tappo di sughero si fa ultima parte molto importante per questi vini che è quella di aggiungere lo sciroppo di dosaggio, una soluzione zuccherina fatto con vino di qualità e zucchero. 

Tipologie di vini

L’aggiunta di questo sciroppo di dosaggio, che è infermentescibile e quindi misurabile, crea le varie tipologie di vino:

0-3 g pas dosé o non dosato;

0-6 g extra brut;

0-12 g brut;

12-17 g extra dry;

17-32g sec o dry;

32-50 g demi sec. 

Questa visita a La Montina ci ha permesso di approfondire i diversi aspetti del metodo Franciacorta che avevamo iniziato a scoprire alla nostra visita alla cantina Ugo Vezzoli

Per quanto riguarda i vini più importanti di quest’azienda, segnaliamo un Rosé Demi Sec che caratterizza in modo significativo l’azienda. Prodotto dal 60% da uve Pinot Nero e per un 40% da uve Chardonnay che è un prodotto molto morbido che si accompagna bene a dolci di varia natura. 

Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Monticelli Brusati (BS)
  • Tipologia vini: Franciacorta
  • Degustazione: nelle sale adibite e solo su prenotazione
  • Cucina: hanno una cucina interna e fanno ristorazione per eventi, banchetti, cerimonie. 
  • Shop: all'interno della corte

Alla scoperta della cantina Antica Valpolicella

Una cantina in Valpolicella da visitare: Antica Valpolicella.

Per questa visita siamo andati nel territorio della Valpolicella, situato nella regione Veneto, a nord-ovest di Verona. La Valpolicella è composta da otto comuni e noi siamo stati ospitati dalla cantina ANTICA VALPOLICELLA in località Fumane.

Dopo un passaggio in macchina in diverse strette vie affacciate sulle campagne, veniamo accolti in azienda da Nicolò e Ragù, il suo cane da pastore di Beauce. 

Ci troviamo all’interno di una vallata molto particolare, una vallata stretta ma ben ventilata che scopriremo essere fondamentale per la crescita e la maturazione delle uve. 

Il casolare che ospita il terreno è stato comprato nel 1981 dal nonno di Nicolò, il quale, appassionato della campagna, decide di comprare la tenuta per un totale di 3 ettari e di costruire nel 1996 una piccola cantina per dare libero sfogo al suo hobby, il vino appunto. 

Nel 2011, Nicolò decide di avviare la sua azienda e di produrre il vino tipico della zona, il Valpolicella. 

Il Valpolicella si produce utilizzando varietà autoctone del territorio, principalmente Corvina e Corvinone. Il padrone di casa ci porta a fare un giro nei vigneti e ci fa notare che il loro metodo, oltre ad essere completamente naturale, prevede di legare pochi capi a frutto per pianta, hanno infatti pergole doppie e hanno quindi un capo a frutto per lato ognuno dei quali produce circa sette gemme per capo frutta. Questa tipologia di uva non produce il grappolo nelle prime due gemme, quindi hanno circa otto gemme produttrici di grappoli. Questo ha permesso loro di avere una resa per ettaro molto bassa che ha portato una maggior concentrazione di polifenoli e tannini dando più complessità al vino. 

Questa maggior concentrazione è fondamentale per portare avanti il loro progetto. Infatti tra i vini prodotti c’è il Valpolicella base, un valpolicella classico prodotto da uve fresche senza l’utilizzo dell’appassimento.

L’appassimento dell’uva è molto diffuso in questa zona  in quanto in principio le uve autoctone erano uve povere e l’appassimento consentiva di concentrare meglio tutti gli aromi necessari. 

Queste rese per ettaro molto basse mirano ad ottenere questa concentrazione senza utilizzare l’appassimento e produrre tipologie di vino altre rispetto al solo Amarone, considerato uno dei vini veronesi più pregiati.

cantina_anticavalpolicella

L’azienda produce inoltre un Valpolicella Superiore, vino ottenuto da un leggero appassimento, un mese precisamente, durante il quale si ha una perdita di circa il 10% del peso e concentrazioni zuccherine maggiori che alzano il grado alcolico (a seconda dell’appassimento). 

Per alcune annate viene prodotto anche l’Amarone, vengono selezionate le annate migliori in cui produrlo per non disperdere troppo la produzione considerando la quantità ridotta della vigna.

Infine, viene prodotto anche un vino bianco che deriva per il 70% dalla garganega, il vitigno a bacca bianca più importante in zona. La modalità di produzione è simile a quella di un rosso, un vino originale prodotto dalla macerazione delle bucce. 

Il metodo della vendemmia è determinato dall’artigianalità dell’azienda, caratteristica importante e centrale nella visione del proprietario. E’ essenzialmente una vendemmia molto laboriosa poiché, considerando gli ettari dell’azienda, deve essere di grande qualità. 

Si entra in campo selezionando le uve più adatte all’appassimento, cioè quella più spargola. Per l’appassimento è necessario che ci sia un’acidità totale all’interno dell’acino, mentre si aspetta del tempo per raccogliere il restante quantitativo di uva che servirà per produrre il Valpolicella base per il quale è invece necessaria una maturazione completa della parte polifenolica dell’acino. 

Abbandoniamo il nostro fido compagno Ragù ed entriamo in cantina con Nicolò che ci propone una degustazione del tutto inaspettata: degustiamo il vino direttamente dalle botti! 

Per noi è stata la prima volta, sarà un bellissimo ricordo e per questo ringraziamo il padrone di casa, il quale ci illustra tutte le caratteristiche dei suoi prodotti e ci accompagna a scoprirne i vari tratti. 

Partiamo con un Valpolicella base classico 2017 (foto con valpolicella classico 2015)

Inizialmente il valpolicella base veniva prodotto con un periodo di macerazione molto basso, di 5/6 giorni, successivamente la fermentazione veniva completata togliendo le bucce. Con il valpolicella base del 2015 si è voluto sperimentare e si è deciso di terminare la fermentazione a contatto con le bucce. Questo ha permesso di estrarre più sostanze creando un vino che nell’immediato ha bisogno di più di tempo per essere gustato ma ha migliorato il suo atteggiamento nel lungo periodo, rendendolo un vino più longevo. 

anticavalpolicella_degustazione
degustazione_valpolicella_botti

Passiamo a un Valpolicella superiore da leggero appassimento. 

La solforosa all’interno di questo vino è molto bassa, siamo intorno ai 20 mg perché il vino ha subito un solo travaso. Per la realizzazione di questo prodotto c’è stato un appassimento di circa un mese, una perdita del 10% di acqua e questo porta a un tenore zuccherino e una gradazione alcolica maggiore. Il vino ha un corpo più definito del precedente ma la beva rimane facile.

Assaggiamo per ultimo un bicchiere atto ad Amarone. 

E’ ancora un amarone molto giovane, non ha neanche un anno di vita. Anche in questo prodotto viene riproposta la stessa logica degli altri, fermentazione spontanea senza nessuna lavorazione chimica. 

Nicolò non vuole smettere di stupirci e ci propone l’assaggio di un bicchiere di vino bianco e uno di rosso dei nuovi, anno 2018, che hanno appena finito di fermentare. 

Solo successivamente ci approcciamo alla degustazione di due vini molto particolari in bottiglia, il vino bianco ARUSNATI e il VIN DEL LEO. 

Per quanto riguarda il vino bianco, è un prodotto molto originale realizzato secondo il metodo antico, ovvero il metodo della macerazione. Il colore molto acceso dato dalle bucce è un colore che non è del tutto limpido in quanto è un vino non filtrato. 

E’ un prodotto senza mezze misure, un vino che si odia o si ama. Sicuramente è un prodotto molto particolare, come è la sua etichetta che riprende una statuetta degli Arusnati, gli antichi abitanti di questi luoghi. 

Il vin del leo invece è un vino rosso, prodotto da una parte di vigneto IGT (ora diventato DOC). Gli uvaggi sono gli stessi di quelli usati per produrre il Valpolicella, ciò che cambia è la fermentazione. Qui è completamente realizzata con le bucce, si ha quindi una macerazione più lunga e un vino di colore rosso più scuro con una complessità e un’intensità maggiore. Troviamo un gusto finale ferroso dovuto al passaggio in cemento. Nonostante la lunga macerazione è un vino non opulente, un vino dalla beva facile nonostante il frutto si senta in modo meno rotondo del Valpolicella base. 

arusnati_vindelleo_anticavalpolicella

La giornata con Nicolò ci ha fatto capire quanto sia importante riprendere metodologie più classiche sfruttando comunque tutte le innovazioni dei nostri tempi, e quanto sia importante nel mondo del vino avere due caratteristiche fondamentali: la pazienza e la cura. 

Solo la pazienza farà aprire i profumi di una bottiglia di vino nel suo modo più completo e solo la pazienza ti permetterà di riconoscere le diversità di ogni vino nel tempo. La cura, perché per produrre un buon prodotto significa anche esserne innamorati e averne rispetto, rispetto per ogni fase e ogni lavorazione. 

Per concludere, ricordiamo che per prenotare una visita in cantina da Nicolò è necessario chiamare e mettersi d’accordo con lui, ma c’è anche un curioso punto vendita della cantina che si trova in piazza delle Erbe, in centro a Verona, aperto su prenotazione, in cui si può prendere parte a bellissimi eventi legati al vino. 

Alcune informazioni utili per gli amantidivino ed enoturisti

  • Luogo: Fumane (VR)
  • Tipologia vini: Valpolicella Classico e Superiore, Amarone (alcuni anni)
  • Degustazione: in cantina
  • Cucina: no
  • Shop: nel punto vendita in Piazza delle erbe a Verona
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